Dal 6 all’8 ottobre 2023 nel caratteristico Borgo di Corciano (Pg) ha avuto luogo l’ 11esima edizione di “Corciano Castello di vino”, evento che ha visto tra i patrocinatori il Consorzio Tutela Vini Doc Colli del Trasimeno. Il Borgo è ben mantenuto e ubicato a poca distanza sia dal Lago Trasimeno sia da Perugia, immerso nelle dolci colline e facente parte del circuito Borghi piĂš belli d’Italia. La coltivazione della vite avviene maggiormente intorno al Lago Trasimeno ed i vitigni maggiormente coltivati sono il Gamay del Trasimeno, Sangiovese, Ciliegiolo, Merlot e Cabernet Sauvignon per quanto riguarda i vitigni a bacca nera, Grechetto, Chardonnay e Trebbiano sia toscano sia spoletino per quelli a bacca bianca.
Corciano Castello di vino 2023, tra assaggi e borgo storico, articolo e foto di Adriano Guerri
Il Gamay del Trasimeno non va confuso con quello di Borgogna che dĂ origine ai vini del Beaujolais, ma bensĂŹ fa parte della famiglia del Cannonau, del Tocai Rosso, dell’Alicante, Grenache e Garnacha tinta. Gamay è riferito alla forma dell’allevamento praticata nel suddetta regione francese, si tratta della forma di allevamento a Guyot.
Un programma ricco di Masterclass, degustazioni guidate, banchi dâassaggio e convegni, mio malgrado ho partecipato solamente al percorso sensoriale per le vie del Borgo.
Lâevento è stato organizzato come un percorso sensoriale itinerante, che ha permesso agli avventori di conoscere vini di varie tipologie, prevalentemente di cantine locali, con spazi distribuiti per le vie del suggestivo Borgo. All’ingresso del centro storico vi era la possibilitĂ di acquistare un carnet di degustazione vini con tanto di calice di per potersi presentare di fronte ad ogni produttore presente.
Corciano Castello di vino 2023, tra assaggi e borgo storico, foto di Adriano Guerri che passeggia tra il borgo storico di Corciano
Ho partecipato domenica 8 ottobre , seguono alcuni assaggi da me effettuati.
Titus Umbria Igt Grechetto 2022 Az. Chiorri – Giallo paglierino brillante, rimanda sentori di fiori di campo, pesca, pera, ananas e pompelmo, al palato è piacevolmente fresco e decisamente sapido con chiusura lunga e duratura. Sito di riferimento: https://www.chiorri.it
Titus Umbria Igt Grechetto 2022 Az. Chiorri, foto e articolo di Adriano Guerri: Corciano Castello di vino 2023, tra assaggi e borgo storico
Vicis Umbria Igt Viogner 2022 Az. Morami – Giallo paglierino luminoso, emana note di rosa, albicocca, mango, susina, caprifoglio e mandarino, al palato è sapido, fresco, fine e coerente nonchĂŠ persistente . Sito di riferimento: https://www.morami.it
Vicis Umbria Igt Viogner 2022 Az. Morami, foto e articolo di Adriano Guerri: Corciano Castello di vino 2023, tra assaggi e borgo storico
Es…senza Umbria Igp Rosato 2022 Az. Il Poggio– Ottenuto con uve di Sangiovese e Pinot Nero – Bel colore rosa carico, sprigiona sentori di violetta, ciliegia e frutti di bosco, il sorso è fresco e contraddistinto da una spiccata piacevolezza di beva, rimanda in bocca a lungo. Sito di riferimento: https://vitivinicolailpoggio.com
Es…senza Umbria Igp Rosato 2022 Az. Il Poggio, foto e articolo di Adriano Guerri: Corciano Castello di vino 2023, tra assaggi e borgo storico
Frammento Colli del Trasimeno Doc 2019 Az. Casali del Toppello – Cabernet Sauvignon in purezza- Rosso rubino intenso, libera eleganti sentori di violacciocca che ben si fondono con note di confettura di frutti di bosco e spezie dolci, al palato risulta morbido con tannini poderosi ma setosi e incredibilmente persistente. Sito di riferimento: https://casalideltoppello.it
Frammento Colli del Trasimeno Doc 2019 Az. Casali del Toppello, foto e articolo di Adriano Guerri: Corciano Castello di vino 2023, tra assaggi e borgo storico
Fontinius Trasimeno Doc Gamay 2019 Az. Agricola Casaioli – Rosso rubino vivace con sfumature granata, al naso dipana sentori di fragol, lampone, erbe di campo, pepe bianco e mentolo, al gusto è ricco, rotondo e pieno; lascia inoltre una piacevole retro-olfattiva lievemente amaricante e tannino setoso. Sito di riferimento: https://agricolacasaioli.it
Fontinius Trasimeno Doc Gamay 2019 Az. Agricola Casaioli, foto e articolo di Adriano Guerri: Corciano Castello di vino 2023, tra assaggi e borgo storico
Vin Santo Trasimeno Doc 2019 Az. Pucciarella -Trebbiano, Malvasia ed altre uve a bacca bianca – Giallo ambrato intenso, al naso si percepiscono sentori di fichi secchi, mandorla, datteri, albicocche secche, miele, mele cotogne, marmellata, al palato è piacevolmente dolce, caldo e armonioso e dotato di una interminabile persistenza aromatica. Sito di riferimento:https://www.pucciarella.it
OIKOS – GRECO DI TUFO RISERVA 2021 DI FONZONE ALLA MILANO WINE WEEK
Redazione – Carol Agostini
La Riserva di Greco di Tufo dell’azienda Irpina, conosciuta come OIKOS, ha recentemente ricevuto una serie di prestigiosi riconoscimenti. SarĂ uno dei vini principali nella Masterclass guidata da Luca D’Attoma, un esperto riconosciuto nel mondo del vino, durante la Milano Wine Week.
OIKOS – Greco di Tufo DOCG Riserva 2021, prodotto dall’azienda Fonzone, è alla sua seconda annata ed è stato premiato con il massimo riconoscimento Tre Bicchieri dal Gambero Rosso, è stato inserito nella categoria Top Wine dalla Guida Slow Wine 2024 e ha ottenuto la Medaglia Gold al Merano Wine Festival 2023.
OIKOS di Fonzone alla Milano Wine Week 2023, immagine da comunicato stampa
Questo eccezionale vino bianco è realizzato esclusivamente con uve provenienti da un clone rarissimo di Greco Antico, caratterizzato da acini piĂš piccoli e un succo molto concentrato. OIKOS è un vino bianco strutturato, complesso e profumato che conquista immediatamente con le sue caratteristiche evolutive piacevoli. Al naso, si possono percepire profumi di grande intensitĂ e complessitĂ , con leggere note iodate, sentori di mela gialla matura e una leggera speziatura con accenni di noce moscata. Al palato, emerge il fiore di lavanda. L’aciditĂ , pur essendo importante, non rende il vino secco, ma contribuisce a creare un equilibrio unico.
Inoltre, Fonzone Caccese è una cantina con una ricca storia di famiglia, fondata nel 2005, che si trova nel cuore dell’Irpinia, in provincia di Avellino. La cantina è circondata da vigneti coltivati in modo sostenibile e produce una gamma di vini che riflettono l’amore per il territorio e l’impegno per la qualitĂ .
OIKOS – GRECO DI TUFO RISERVA 2021 DI FONZONE ALLA MILANO WINE WEEK, immagine da sito
Storia aziendale
L’azienda agricola Fonzone Caccese è stata fondata nel 2005 ed è situata nelle affascinanti campagne di Paternopoli, uno dei diciassette comuni all’interno della prestigiosa DOCG Taurasi, nella provincia di Avellino, nel cuore dell’Irpinia. La cantina moderna, che si estende su 2000 mq, si trova su un colle nella sottozona “Campi Taurasini”, circondato da vigneti situati a un’altitudine che varia dai 360 ai 430 metri sul livello del mare.
Fonzone Caccese produce un totale di 8 diverse etichette, seguendo un approccio sostenibile e mettendo in evidenza le varietĂ autoctone come l’Aglianico, la Falanghina, il Fiano d’Avellino e il Greco di Tufo. Questo è un marchio che si concentra sulla produzione di vini artigianali di alta qualitĂ , anzichĂŠ sulla quantitĂ . L’enologo di fama internazionale Luca D’Attoma è un pilastro di supporto per questa azienda a conduzione familiare.
Situata su un colle di circa trenta ettari, nelle campagne di Paternopoli, all’interno della DOCG Taurasi, la cantina domina un paesaggio straordinario caratterizzato da vigneti di Aglianico, Falanghina, Fiano d’Avellino e Greco di Tufo. Questa è la terra dell’Irpinia, famosa per i suoi grandi vini ammirati in tutto il mondo. La famiglia Fonzone Caccese coltiva con passione le varietĂ autoctone per produrre 8 vini artigianali che riflettono l’amore per il territorio e la tradizione di una famiglia unita dalla passione per la viticoltura di precisione e l’alta qualitĂ .
L’azienda è stata fondata nel 2005 da Lorenzo Fonzone Caccese, un medico chirurgo appassionato di vino. Fin dall’inizio, l’azienda ha adottato un approccio sostenibile sia in vigna che in cantina, producendo vini bianchi, rossi e rosati aromatici, cremosi e longevi, rispettando i ritmi della natura e preservando la biodiversitĂ . La nuova generazione della famiglia, rappresentata dai figli e dalle loro mogli, ha preso il testimone e continua a cercare l’eccellenza nella produzione di vini di alta qualitĂ .
I vigneti della tenuta coprono 30 ettari e coltivano le varietĂ simbolo dell’Irpinia: Aglianico, Fiano d’Avellino, Falanghina e Greco di Tufo. L’azienda pratica l’agricoltura sostenibile, evita l’uso di diserbanti chimici e segue i principi della lotta integrata per la difesa fitopatologica. Il suolo è trattato con concimi organici e sovesci, e la potatura è mirata a rispettare le piante e a mantenere basse rese per migliorare la qualitĂ delle uve. L’azienda favorisce la biodiversitĂ gestendo gli spazi tra le file di viti con l’inerbimento di piante spontanee.
Il territorio di Paternopoli si colloca nella sottozona “Campi Taurasini” della DOCG Taurasi, ed è circondato da paesi come Villamaina, Castelfranci e Gesualdo. I vigneti beneficiano di esposizioni multiple e altitudini che variano dai 360 ai 430 metri sul livello del mare. I torrenti Fredane ed Ifalco influenzano il microclima, caratterizzato da notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte. Inoltre, la presenza di polvere vulcanica nel terreno, a causa delle eruzioni del Vesuvio avvenute nel corso dei secoli, aggiunge un elemento unico al territorio.
Logo aziendale, articolo: OIKOS di Fonzone alla Milano Wine Week 2023, immagine da comunicato stampa
Fonzone Caccese produce 8 vini monovarietali che esaltano le caratteristiche straordinarie delle varietĂ autoctone dell’Irpinia. Tra questi, spicca lo Scorzagalline Taurasi DOCG Riserva, un Aglianico di grande struttura e complessitĂ aromatica. Altri vini includono Mattodaâ Irpinia DOC Campi Taurasini, Irpinia Rosato DOC, Le Mattine Falanghina Irpinia DOC, Sequoia Fiano D’Avellino DOCG Riserva, Fiano d’Avellino DOCG, Greco di Tufo DOCG e Oikois Greco di Tufo DOCG Riserva.
La cantina moderna, progettata per integrarsi con l’ambiente circostante, copre circa 2.000 mq ed è quasi completamente ipogea. Lo spazio dedicato alle bottiglie è caratterizzato da pavimenti rossi, elementi in vetro e acciaio, creando un ambiente visivamente accattivante per degustazioni e incontri. Fonzone Caccese è impegnata nel raggiungere la certificazione biologica e ha l’enologo consulente di fama Luca D’Attoma, esperto di viticoltura biologica e biodinamica, a guidarli in questo percorso.
Conclusioni
In sintesi, Fonzone Caccese è una cantina che incarna la passione per il vino, l’amore per il territorio dell’Irpinia e l’impegno per la produzione di vini di alta qualitĂ , sottolineando il valore della tradizione familiare e della sostenibilitĂ .
Carol Agostini fondatore del Magazine Papillae, titolare Agenzia FoodandWineAngels, commissario internazionale, selezionatore, Food&Wine Writer
Un viaggio nella Loira ricco di territori, vini ed emozioni
Di Elsa Leandri
La Valle della Loira seduce con il lento ed incessante avanzare del suo fiume e dei suoi affluenti, con i sorridenti campi di girasole e con i pascoli verdi che si alternano ai numerosi castelli. A noi eno-appassionati parla, però, e soprattutto, di vino.
Poter dire di conoscere questa zona senza passarci moltissimo tempo, è impossibile. Bisogna infatti pensare che la Loira enologica costeggia tutto lâandamento del medesimo fiume, andando dallâOceano Atlantico con i suoi terreni ricchi di granito e di gneiss fino al Massiccio Centrale in cui il suolo è di natura vulcanica, passando poi da zone tufacee come Vouvray o con una presenza elevata di Kimmeridge come Sancerre.
Capirete anche che in questo vasto territorio anche il clima varia: lâinfluenza oceanica, man mano che ci allontaniamo dalla foce della Loira, diminuisce lasciando spazio a un clima continentale. Non ci stupisce di conseguenza una differenziazione di vitigni: da ovest a est incontriamo melon de bourgogne, cabernet franc, chenin blanc, sauvignon, pinot nero, gamay, citando solo i principali.
Non è nostra intenzione effettuare un trattato su questo territorio che copre piÚ di 55000 ettari di vigna, ma ci limiteremo a condividere con voi alcuni luoghi che abbiamo toccato nel nostro viaggio, che si è concentrato principalmente nella parte est della Loira vitivinicola.
Maison de Sancerre – siamo a Sancerre in una zona in cui il vitigno principale è il sauvignon che qui regala una delle sue espressioni migliori. Per scoprirne il motivo siamo andati, in questâaffascinante cittĂ medievale, nella Maison Farnault del XVesimo secolo, allâinterno del quale è stato costituito dallâUnion Viticole Sancerroise un luogo atto a far conoscere al meglio questo vino, offrendo una visita adatta a grandi e piccini, a curiosi e a appassionati attraverso giochi interattivi, film in 4D, giardino degli aromi e infine, per gli adulti, con una degustazione di 3 vini. La parte che personalmente ci ha maggiormente affascinato è la spiegazione della geologia del terreno che come ben sappiamo, insieme al clima e alla maestria dei vigneron, sono elementi caratterizzanti e distintivi.
Elsa Leandri alla Maison de Sancerre, foto dell’autrice, articolo: La Loira nel suo splendore 2023, il viaggio di Elsa Leandri
In questo areale si possono distinguere ben 15 diverse formazioni geologiche, che si susseguono, si intrecciano e si fondono, regalando una vastità di peculiarità diverse. Principalmente si può ricondurre il tutto semplificando a 3 tipologie: le terres blanches, costituite principalmente da marne kimmeridgiane separate da strati di calcare, le caillottes, da calcare giallo e bianco e il silex, ricco di argilla, silice e conglomerati silicei, il cui scopo è quello di riscaldare la vigna in modo continuo.
Terreni Sancerre, foto dell’autrice, articolo: La Loira nel suo splendore 2023, il viaggio di Elsa Leandri
Durante la degustazione noi abbiamo scelto di dedicarci unicamente ai bianchi, che rappresentano lâ80% della produzione. Le etichette variano di volta in volta pertanto vi lasciamo il gusto di scoprire da soli quali bottiglie verranno proposte.
Piccolo grande plus: se viaggiate con il vostro cane, lui è assolutamente ben accetto durante tutto il percorso.
Vouvray– in questa zona troviamo un altro grande vitigno a bacca bianca: lo Chenin, chiamato localmente anche Pineau de la Loire che qui si svela in tutte le sue forme dalla versione spumantizzata a quella del vino moelleux.
In questi 2300 ettari di terreno tufaceo della denominazione si incontrano le caratteristiche ideali per favorire la variegata espressivitĂ di questo vitigno.
Monitorando costantemente la maturazione dellâuva si riesce ad ottenere sia vini ricchi di aciditĂ (come i sec) sia piĂš carichi della componente zuccherina (come i demi sec), fino ad arrivare a grappoli che presentano un attacco della muffa nobile (i mĹlleux). Dalla versione spumante atta ad accompagnare un aperitivo, si passa quindi a delle versioni piĂš strutturate che riescono a regalare degli ottimi abbinamenti anche con formaggi erborinati. A Vouvray non è raro imbattersi nelle cantine troglodite, risalenti al periodo romano, che offrono un posto unico per lâaffinamento dei vini favorendo lo sviluppo di aromi e la complessitĂ del vino.
Cantina Pierre Champion, foto dell’autrice, articolo: La Loira nel suo splendore 2023, il viaggio di Elsa Leandri
Vi consiglio di fare come abbiamo fatto noi, andando a bussare proprio alla porta di un vigneron. La nostra scelta è caduta su Pierre Champion, che vanta una tradizione familiare che perdura da tre generazioni e che gestisce 14 ettari tutti impiantati a Chenin blanc. Siamo stati ottimamente ricevuti e abbiamo potuto approfondire e comprendere la versatilità di questo vitigno a bacca bianca che va da sentori di agrumi, acacia e pera nella versione sec per poi svelarsi con sentori piÚ importanti di mirabella, frutti esotici, mela cotogna e mandorla in quelli moelleux. Tocco finale: la visita della cantina scavata nella roccia. Abbiamo adorato!
Bourgueil – abbandoniamo i bianchi per incontrare lâaltro vitigno chiave della Loira: il Cabernet franc. In questo territorio che si estende per 1400 ettari si possono evidenziare la presenza di due tipologie di sottosuolo: uno ricco di graves, ricca di sabbia e ciottoli, mentre lâaltro con unâimportante componente tufacea e di natura argillo-calcarea. Questo permette di ottenere vini completamenti differenti favorendo da una parte la produzione di vini di pronta beva e dallâaltra dei vini maggiormente strutturati e atti allâevoluzione in bottiglia.
Per avere unâidea di tale denominazione ci siamo recati alla Maison des Vins di Bourgueil in cui sono presenti 180 etichette dei 90 produttori della denominazione spaziando dai bianchi (che attualmente non rientrano nella AOP), ai rosati, ai rossi e in cui viene offerta la possibilitĂ di degustare una selezione di vini.
Elsa Leandri a Bourgueil, foto dell’autrice, articolo: La Loira nel suo splendore 2023, il viaggio di Elsa Leandri
Il nostro interesse è stato quello di focalizzarci sullâespressione del Cabernet franc vinificati in rosso con il fine di poter apprezzare questa differenza di bevibilitĂ . Effettivamente la fragranza dei vini derivanti dal settore delle graves si contrappone al maggiore complessitĂ data da sentori speziati e piĂš scuri, nonchĂŠ dalla maggiore tannicitĂ della zona tufacea.
A nostro parere una maestrale espressione è Haut de la Butte di Jacky Blot, viticoltore, scomparso questâanno, conosciuto per le eleganti espressioni di Chenin a Montlouis Sur Loire e per la capacitĂ di mettersi in gioco, con ottimi risultati, a Bourgueil nella vinificazione del Cabernet Franc.
Chinon – nella cittĂ medievale oltre il Cabernet franc viene nuovamente affiancato dallo Chenin proponendo quindi sia bianchi, che rosati, che rossi. Anche in questo caso possiamo fare una distinzione tra vini ottenuti dalla parte collinare che regalano vini di struttura o da quella limosa piĂš vicino alla Loira che si esprimono con vini piĂš fragranti e immediati.
Incuriositi dallâomaggio che ci aveva offerto il proprietario del gite che avevamo affittato siamo andati al domaine Sault au Loup. La cantina precedentemente conosciuta sotto il nome di Dozon è gestita dal 2013 dal viticoltore Eric Santier, il quale ha deciso di rimettere in discussione la sua vita abbandonando il settore di promozione di prodotti alimentari francesi e di âimparareâ il mestiere di vigneron.
Ad oggi si trova a gestire 14 ettari in conversione biologica dal 2020 impiantati a Cabernet franc e a Chenin Blanc. La diversitĂ del territorio permette di ottenere dei vini piĂš da pronta beva o vini piĂš strutturati offrendo cosĂŹ una scelta per ogni occasione e per ogni palato.
Di grande rilievo âLe Grand Sautâ e il âClos du Saut au Loupâ nei quali il cabernet franc offre da una parte un vino che promette una grande capacitĂ evolutiva e dallâaltra rivela le caratteristiche varietali del vitigno, in modo elegante e attrattivo.
Grand Saut e Clos du Saut au Loup, foto dell’autrice, articolo: La Loira nel suo splendore 2023, il viaggio di Elsa Leandri
Il nostro viaggio ci ha permesso di toccare anche la zona di Saumur-champigny, anchâessa terra di elezione per il Cabernet Franc, ma per scoprire questa realtĂ vi invito a leggere lâarticolo dedicato al Clos des Cordeliers.
BEVIAMOCI SUD 2023 Consorzi: il recupero e la valorizzazione dei vitigni autoctoni
Di Cristina Santini
Il Grand Hotel Palatino di Roma ha ospitato con grande successo a maggio la quinta edizione di Beviamoci Sud 2023, organizzata da Marco Cum di Riserva Grande, in collaborazione con Andrea Petrini di Percorsi di Vino e con il giornalista enogastronomico Luciano Pignataro, dedicata da sempre alla promozione delle aziende vitivinicole del Meridione e con la partecipazione di una piccola delegazione di vignaioli del territorio laziale.
Beviamoci Sud 2023 tra recupero e valorizzazioni autoctoni, foto di Cristina Santini
Manifestazione questâanno non solo rivolta al consueto pubblico di appassionati, ma volta a consolidare ed incrementare la presenza dei professionisti della stampa, dellâHoreca e dei mediatori commerciali di settore.
Alcuni visitatori in degustazione all’evento Beviamoci Sud Roma, foto di Cristina Santini
Il grande vantaggio per noi in quel periodo è stata la novitĂ rispetto all’edizione precedente della giornata di lunedĂŹ 8 maggio dedicata esclusivamente alla stampa e agli operatori di settore permettendoci di approfondire meglio le referenze esposte ai Consorzi e di partecipare a due fasi importanti dellâevento: la prima riservata alla consegna del premio per âEccellenze di Beviamoci Sud 2023â per le etichette di maggior pregio selezionate da una giuria tecnica di livello; la seconda riservata allâassegnazione del riconoscimento âAmbasciatori di Beviamoci Sud 2023â agli esercizi che maggiormente valorizzano il tessuto vitivinicolo del Sud Italia.
Sono stati premiati ben 50 esercizi provenienti dalle piĂš importanti regioni del Meridione e del Lazio (Elenchi completi delle Eccellenze e degli Ambasciatori designati per lâedizione 2023 ai link:
Premitati all’evento Beviamoci Sud Roma 2023, foto di Cristina Santini
Ma torniamo a parlare di alcuni degli assaggi della giornata che ci ha visto impegnati con i Consorzi e con gli amici Produttori del Lazio presenti, Vigna – Vignaioli Gajardi nel Lazio, un progetto di unione pensato e ideato lo scorso anno che coinvolge un gruppo di sei giovani vignaioli, alcuni forieri di un passato vitivinicolo giĂ esistente, altri con nuove idee nate da pochi anni, sicuramente uniti per far emergere un territorio che ha tanto da dire a livello enologico.
Unâunica grande forza per garantire qualitĂ e unicitĂ di vini prodotti attraverso vitigni, interpretazioni, terroir differenti. Parliamo di Cantina Raparelli e Vin Viandante di Lanuvio, Cantine il Moro di San Vito Romano, Gianmarco Iachetti di Cisterna di Latina, Tenuta Iacoangeli di Genzano di Roma e il Quadrifoglio di Doganella di Ninfa (LT).
Vigna – Vignaioli Gajardi nel Lazio, evento Beviamoci Sud Roma 2023, foto di Cristina Santini
Vitica – Il Consorzio di Tutela dei vini di Caserta,nato nel 2004, è stato il primo consorzio ad essere riconosciuto in Campania e le denominazioni che ne fanno parte sono Falerno del Massico, Aversa e Galluccio Doc, Roccamonfina e Terre del Volturno Igt.
Al banco d’assaggio ci ha accolto Maria Ida Avallone, una grande Donna del Vino alla guida della cantina Villa Matilde Avallone che ci ha raccontato lâAzienda e il suo vino, il Falerno del Massico Dop Collecastrese 2021, una Falanghina dalla spiccata personalitĂ e finezza, proveniente da un terreno ai piedi dellâantico vulcano di Roccamonfina, ricco di cenere e pomice scura, che fermenta e sosta sui lieviti sia in anfora sia in acciaio.
Maria Ida Avallone della Cantina Villa Matilde Avallone, foto di Cristina Santini a Beviamoci Sud Roma 2023
Il percorso prosegue su un altro vitigno autoctono molto raro, la coda di pecora âSheep Terre del Volturno Igtâ (non coda di volpe e in fase di riconoscimento ufficiale dal Ministero), che soloIl Verrocoltiva, recuperato dalla sua certa estinzione, dalle origini antichissime risalenti alla Magna Grecia. Vinificato in purezza è un trionfo di profumi di primavera e una gioia per il palato.
Per non parlare dellâAsprinio di Aversa de I Borboni, nome dato al popolo meridionale che visse lâepoca dâoro del sud Italia, sia spumantizzato sia fermo che non delude mai. Viti di etĂ compresa tra i 50 e i 350 anni, maritate agli olmi o ai pioppi che superano i 20 metri di altezza (si dice che i Borboni usassero queste barriere di viti per difendersi dai nemici) coltivate su un terreno di genesi vulcanica e salvate dallâestinzione grazie alla Famiglia Numeroso con il riconoscimento prima della Igt e poi nel 1993 della Doc Asprinio di Aversa.
Non per ultimo il Falerno del Massico Dop Mille880 bio 2021, un vino sapido che si lascia bere con eleganza, proveniente dalle aree vitate dellâAger Falernus dellâAzienda Bianchini Rossetti, che in epoca romana veniva trasportato in anfore di terracotta sigillate e certificate per riconoscere la provenienza autentica e inviate via mare in tutte le localitĂ del mondo conosciuto fino a quale momento.
Alcuni vini degustati da Cristina Santini all’evento Beviamoci Sud
Vesuvio – Consorzio di Tutela Vini Vesuvio Dop e Pompeiano Igp
Territorio dalle antiche tradizioni vitivinicole attraversato da storie millenarie di popoli colonizzatori e miti leggendari tantâè che si narra che un pezzo di Paradiso precipitò nel Golfo di Napoli quando Lucifero fu cacciato. Cristo, addolorato per la perdita di colui che era stato lâangelo piĂš buono, pianse. LĂ dove caddero le sue lacrime, nacquero delle viti il cui vino si chiamò appunto Lacryma Christi.
La degustazione parte proprio dal Lacryma Christi bianco superiore Doc 2021 (100% Caprettone) della Cantina del Vesuvio Russo Family dal 1930, un vino morbido, piacevole, dalla potente sapiditĂ le cui uve sono allevate in biologico sulle falde del vulcano su un suolo lavico, scuro e poroso. In passato ha rischiato lâestinzione ed è stato confuso spesso con la Coda di Volpe, ma dopo il censimento del dopoguerra e con le nuove generazioni è stata data molta piĂš attenzione ai vitigni autoctoni. Successivamente con gli studi effettuati dallâUniversitĂ Federico II di Napoli in raccordo con la Regione Campania si è dimostrata la differente genetica delle due varietĂ .
Come anche il secondo calice di Caprettone Doc 2021 Aryete di Casa Setaro che fermenta e affina in anfora e tonneaux di rovere offrendo unâesplosione di note di ginestra e cedro legate a nuance balsamiche accompagnate da una perfetta vena acida che regala un sorso ampio e lungo.
Altri vini degustati da Cristina Santini evento Beviamoci Sud 2023
Senza tralasciare il Lacryma Christi bianco superiore Doc 2021 di Cantine Villa Regina, un vino armonico dai profumi delicati di mimosa e pesca e dalla beva fresca e piena di vitalitĂ e il Pompeiano bianco Igt 2022 di Bosco deâ Medici POMPEII da Caprettone macerato e fermentano in anfora che sprigiona al naso sentori di frutta a polpa bianca e flora vesuviana che si accompagnano a note iodate. Ottimo equilibrio tra aciditĂ e sapiditĂ .
Per concludere con il Lacrima Nero Doc 2021 di Cantine Olivella prodotto da uve Piedirosso, Aglianico ed Olivella, ricco di frutta rossa come ciliegia e frutti di bosco, dal sorso ampio di spiccata freschezza e mineralitĂ , ricco di energia e dai tannini sottili.
Cantine Olivella, foto di Cristina Santini evento Beviamoci Sud
Consorzio di Tutela Vini ETNA DOC
Nel 2022 si è concluso il lungo e minuzioso lavoro – che andrĂ a modificare poi il Disciplinare – di identificazione dei confini e della posizione esatta delle 133 Contrade, legalmente equiparate a UnitĂ Geografiche Aggiuntive (UGA), presenti allâinterno del territorio di produzione dellâEtna DOC, riportandole allâinterno di una vera e propria mappa predisposta dal Consorzio.
Lâidentificazione delle contrade sino ad oggi si basava sullâinterpretazione di vecchie carte catastali, mai aggiornate e limiti territoriali che oggi non esistono piĂš, anche a causa della continua attivitĂ eruttiva dellâEtna.
Questo rappresenta il primo tassello di un progetto di studio ancor piĂš articolato del territorio etneo con tante differenze che si esprimono non solo allâinterno dei diversi versanti del vulcano ma anche nelle tante Contrade a partire dalle diverse stratificazioni delle colate laviche e dallâesposizione dei vigneti. Tutti fattori che rendono ogni Contrada peculiare allâinterno dellâareale etneo in grado di donare sfumature differenti ai vini.
Un ulteriore passaggio sarĂ il futuro lavoro di zonazione che il Consorzio sta predisponendo insieme allâUniversitĂ di Catania e allâUniversitĂ degli Studi di Milano-Bicocca che permetterĂ di interpretare tutte le variabili presenti allâinterno delle Contrade in modo dettagliato, sulla base delle differenze che ci sono tra suoli, altitudini, microclimi.
Consorzio Tutela Vini Etna Doc, alcune cantine presenti all’evento Beviamoci Sud, foto di Cristina Santini
La prima ad accoglierci al banco consortile è Michela Luca dellâAzienda Agricola Fischetti di Castiglione di Sicilia CT che ci fa emozionare con una verticale di âMuscamentoâ Etna Rosso Doc 2015-2014-2012 , blend di uve a piede franco di Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio prodotte da alberelli centenari a 650 mt. slm. e affinato in botti grandi di rovere.
La 2015 di grande eleganza, figlia di un’identitĂ vulcanica importante, sposa la frutta rossa, i fiori secchi avvolti da note balsamiche fresche per un palato memorabile. La 2014 si apre su toni piĂš profondi, speziati, di frutta rossa matura con una struttura imponente, tannini scalpitanti e una beva lunga e vigorosa. Infine la 2012, dalla profonda seduzione, è il ricordo di tante cose, coinvolge come le parole del film Troy âE tu non sarai mai piĂš bella di quanto sei ora, questo momento non tornerĂ …â
Cantine di Nessuno
Viti centenarie tra conetti vulcanici spenti che contemplano un grande sforzo, quello eroico, del versante etneo sud est dove si trova la Contrada Monte Ilice con pendenze che superano il 60%, senza muretti, ad unâaltitudine che varia dai 700 ai 900 mt slm. Una produzione âfuori dallâordinarioâ, limitata, preziosa, autentica che regala percezioni sensoriali straordinarie.
Assaggiamo due rossi sorprendenti come il âMilice Doc 2017 Etna Rossoâ, il Cru le cui uve di Nerello Mascalese provengono dal Monte Ilice, affinato in tonneau di rovere.
La sensazione ammaliante di fragoline, ribes, prugna matura accompagna il delicato manto di foglie fresche unite a percezioni balsamiche dâeucalipto, cuoio, tabacco e vaniglia. Un palato dinamico, dai tannini nobili, avvolto da una ricca mineralitaĚ vulcanica.
Il âNuddu Doc 2017 Etna Rossoâ da uve Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, affinato in botti in castagno, mostra la sua eleganza in tutte le fibre, piacevole per i suoi aromi di frutta rossa, spezie e goudron, dal sorso pieno e possente dal tannino dolce e vellutato. Invita alla seconda beva.
Cantine di Nessuno, foto di Cristina Santini evento Beviamoci Sud 2023
Consorzio di Tutela Tintilia del Molise
Di recente costituzione è il risultato di una sinergia volta alla promozione di uno dei simboli identitari della viticoltura molisana, la Tintilia, vitigno presente in questi luoghi giĂ dal 1700, parente di nessuno, ma che dopo il 1960, ha avuto un drastico arresto in ragione di una politica di espansione della produzione vitivinicola locale che ne ha finanziato lâespianto perchè geneticamente poco produttivo, a favore di varietĂ internazionali piĂš produttive. Grazie poi ad agronomi, produttori e al Dipartimento di Scienze Forestali dellâUNIMOL, gli è stata riconosciuta la sua originaria dignitĂ di grande autoctono salvandolo dallâestinzione.
Ecco alcune delle cantine presenti che abbiamo degustato:
Consorzio di Tutela Tintilia del Molise, foto di Cristina Santini evento beviamoci Sud 2023
Tenimenti Grieco â200 metri Doc 2021â un vino affinato in acciaio dallâidentitĂ salmastra coltivato sullâalta collina baciata dal sole che guarda il mare, ricco di profumi fragranti di ciliegia, prugna ed erbe aromatiche e dal sorso morbido e fresco con un gradevole ritorno di speziatura.
La Cantina di Remo âUvanera Doc 2020â
Nellâentroterra, a Ferrazzano, câè un borgo in pietra bianca arroccato che sovrasta Campobasso e da questa collina a 600 mt di altitudine si coltiva la Tintilia Uvanera, lavorata con lunghi affinamenti tra acciaio e bottiglia. La forza di un vino ammaliato dalla frutta rossa e dalla liquirizia, dalla beva vibrante, dinamica che lascia spazio ad un tannino leggero e setoso.
La Cantina di Remo âUvanera Doc 2020â, foto di Cristina Santini Beviamoci Sud Roma 2023
Cantine Salvatore âRutilia Doc 2018
Sulle rigogliose colline del Basso Molise, a Ururi, nasce il Rutiliasu un terreno ricco di scheletro e un clima tipicamente mediterraneto. Il calice offre una fragranza complessa e avvolgente di frutti rossi come la ciliegia e la marasca ma anche quella leggera nota speziata di noce moscata e pepe nero, che poi ritroviamo ampiamente al palato. Ricco e coinvolgente.
Per chiudere lâintensa giornata abbiamo conosciuto il Gran Fornaio 2020 di Genzano di Roma, grande punto di riferimento per la panificazione di tutto il Lazio.
Il pane, come ogni altro alimento, è estremamente leggero grazie alle farine di ottima qualità . Lui è Marco Bocchini, fornaio di quarta generazione, sempre alla costante ricerca della giusta lavorazione per la qualità e la salute.
Gran Fornaio 2020 di Genzano di Roma, foto di Cristina Santini
La scelta del grano è alla base del suo lavoro ed è tutto un equilibrio tra spezie e farine quasi tutte macinate a pietra. Presso il suo forno si possono trovare una molteplicitĂ di materie prime dâeccellenza: dal pane di Genzano Igp a quello integrale, semintengrale, pane nero, pani speziati come alla curcuma e pepe nero, pani proteici per diete vegane e vegetariane, pizze, dolci e biscotti di tutti i tipi.
Il profumo del pane appena sfornato non si scorda mai ed è parte integrante della tavolozza dei profumi della nostra vita.
I segreti del Lugana: il bianco del Lago di Garda che sfida il tempo LUGANA ON TOUR A ROMA 2023
Di Cristina Santini
Torniamo a parlare delle fondamenta del terroir, rintracciabile e riconoscibile nel vino prodotto in questa area, espressione di un territorio ben distinto caratterizzato da fattori naturali quali chiavi di lettura e connubio perfetto fra clima, posizione, terreno e persone.
Villa Laetitia Fendi Roma, articolo: Lugana On Tour Roma 2023, il Veneto in trasferta nel Lazio, foto di Cristina Santini
Siamo a Roma presso il Giardino dâInverno di Villa Laetitia Fendi dove il Consorzio continua la sua opera di promozione e lo fa in maniera eccelsa con il suo Presidente, Fabio Zenato che apre lâincontro:
âOggi per noi è un momento importante perchĂŠ testimonia un percorso che vuole avvicinare sempre di piĂš il calice del Lugana al mondo della comunicazione, al mondo dei consumatori, dei wine lovers che a me piacciono molto come concetto.
Qualche numero: Il Consorzio è nato nel 1990 ma parliamo di una Doc che è nata nel 1967, una delle prime denominazioni italiane. Una storia molto lunga. In questi ultimi anni ha corso molto, si è portati ad avere quasi 2650 ettari vitati, nel 2022 con 28 milioni di bottiglie prodotte delle quali, e questo è il motivo per cui siamo venuti a Roma con questo percorso che si chiama Lugana on tour nelle principali cittĂ italiane, ad avere due terzi delle bottiglie vendute allâestero.
Eâ una denominazione che è molto forte allâestero e che in Italia è molto locale, nelle zone di produzione del Veneto e Lombardia. La missione è quella di farla diventare un percorso nazionale e quindi non si poteva non partire dalla Capitale.â
Il Presidente del Consorzio Fabio Zenato, articolo: Lugana On Tour Roma 2023, il Veneto in trasferta nel Lazio, foto di Cristina Santini
âArrivando qui oggi mi sono chiesto: cosâè che potrei dire per introdurre al meglio una denominazione cosĂŹ particolare – che io amo da tantissimi anni – e la risposta lâavevo davanti agli occhi. La riposta è Roma. Definitiva la cittĂ eterna, quindi cosâè che rende eterno un prodotto? Ci sono due elementi fondamentali: il primo è il rispetto della natura, piĂš rispettiamo la natura intesa anche come la storia di una cittĂ – quindi riusciamo a preservarla nel tempo, in questo Roma ha fatto un lavoro straordinario – e piĂš gli consegnamo lâeternitĂ .
Lâaltro aspetto è la bellezza che ci rende immortali. Per un vino è fondamentale provare tutti i modi ad essere eterno e per farlo è importante che rimanga sempre contemporaneo. Se câè un vino che a mio parere è incredibilmente contemporaneo questo è proprio il Lugana.
Tanto si fa la similitudine tra il vino e la moda, in realtĂ se questo fosse realmente una moda sarebbe la fine perchĂŠ non può permettersi di modificare il suo ciclo produttivo per la tendenza di consumo di un certo genere. Eâ impossibile, tantâè che tutti quei territori che sono costretti a rincorrere le mode sono quelle denominazioni che sono piĂš in difficoltĂ â.
Fabio Piccoli di Wine Meridian, Lugana On Tour Roma, foto di Cristina Santini
La contemporaneitĂ deve essere insita nel dna di un territorio e il territorio del Lugana ha tutto il codice genetico che lo rende assolutamente contemporaneo nel tempo. Il luogo di produzione ha un printing molto chiaro che è dettato dal Lago di Garda, il piĂš grande Lago italiano, questo bacino d’acqua straordinario frutto del ritiro di un ghiacciaio di 10000 anni fa che ha portato alla nascita di questo bacino che non solo consente una fortissima mitigazione del clima con i due venti:
Il Peler, il vento freddo notturno del Nord che arriva dal Monte Baldo che domina il lago con oltre 2200 mt di altitudine e lâOra, il vento caldo diurno del Sud che consente una costante ventilazione che determina una salubritĂ importante per le uve e consente al vitigno di essere unico ed esprimersi al meglio.
La Turbiana, regina bianca del Garda e protagonista della Doc Lugana, lambisce cinque comuni tra due Regioni, Lombardia e Veneto, che regala vini assolutamente riconoscibili, peculiari, anche rispetto a dei Trebbiani come quello di Soave, grazie allâimpatto climatico dei suoli di queste colline moreniche determinate da stratificazioni generate nel tempo di argille e calcare, una presenza di sali minerali che è tra i piĂš elevati a livello internazionale.
Il suolo è il vero custode del profilo organolettico che rende questo vino unico, ad altissima bevibilità , con quella sapidità e mineralità che garantisce freschezza nel tempo e che oggi è uno dei fattori determinanti del successo dei vini bianchi.
Ci siamo accorti come esistano delle diversificazioni estremamente interessanti dovute alla plasticitĂ del suolo che a seconda del terroir di appartenenza anche a pochi chilometri di distanza genera vini profondamente diversi.
Altro valore aggiunto è la scelta della Denominazionedi avere cinque diverse interpretazioni, dallo spumante alla vendemmia tardiva, che testimoniano anche in questo caso che non solo il Lugana è contemporaneo ma riesce anche ad intercettare differenti modelli di consumo.
Il tavolo degli ospiti, Lugana On Tour Roma, foto di Cristina Santini
Due gli elementi fondamentali: da un lato la possibilitĂ di avere una sua immediatezza nella beva anche nelle annate piĂš giovani ma anche una potenzialitĂ in termini di longevitĂ straordinaria come pochi altri.
Dallâaltro lato mi piace sottolineare che i 210 produttori sono quasi tutti piccoli e medi produttori e questa è una caratteristica rara tra le Denominazioni del vino italiano.
Questo non significa che la presenza di grandi imbottigliatori o di grandi cooperative sia un fattore negativo ma indubbiamente influisce sia su quello che potrebbe essere il posizionamento medio del prezzo del prodotto ma anche quella che potrebbe essere lâinterpretazione di quella denominazione perchĂŠ se câè una caratteristica vitale che hanno i vignaioli è di provare piĂš di tutto ad esaltare ciò che la terra in maniera autentica gli dona.
Calici di Lugana in degustazione, Lugana On Tour Roma, foto di Cristina Santini
Si parla di vini complessi e di facile beva, gastronomici e versatili, con una spalla acida importante, croccanti, fragranti, sapidi, minerali, e al tempo stesso con quella rotonditĂ naturale che li rende anche accessibili, democratici ad un pubblico trasversale vastissimo.
Una doppia capacitĂ di essere immediato e longevo dovuta in particolare alla presenza elevata di acido tartarico che consente da una parte di avere tanta freschezza e fragranza che lo rende bevibile, ma anche di essere quel fattore che aumenta fortemente il potenziale di longevitĂ . Eâ per questi motivi che il Lugana è un bianco di successo!
Nonostante sia una piccola denominazione, ha tanta voglia di farsi conoscere nel miglior modo possibile a partire dal nostro Paese considerato un mercato strategico.
Ci sono Lugana eccellenti fortemente legati alla loro immediatezza, altri come la tipologia superiore che hanno una certa modalitĂ di affinamento, un uso sapiente del legno per delle riserve interessanti o delle vendemmie tardive che regalano unâaltra ricca interpretazione.
Il 90% della denominazione è rappresentato dal Lugana nella versione piÚ immediata. Il Lugana Superiore esce con un anno di maturazione dalla vendemmia, la Riserva con almeno 24 mesi di affinamento di cui sei in bottiglia e la versione tardiva con surmaturazioni delle uve vendemmiate fine ottobre inizi novembre concede al vino un aumento della dolcezza, ma con un gusto decisamente fragrante, piacevolmente fresco che non annoia mai, caratteristiche intrinseche nella Turbiana.
Vi presento gli otto produttori oggetto della degustazione con le mie conclusioni di rito:
Azienda Agricola Brunello âEtichetta Neraâ 2022, Lugana On Tour Roma, foto di Cristina Santini
Azienda Agricola Brunello âEtichetta Neraâ 2022
Piccola Azienda storica con 6 Ha a Pozzolengo, sulla sponda bresciana del Garda, fondata nel 1930 dal Nonno Battista – il primo a piantare due ettari di Lugana – fino ai giorni nostri con il il nipote del fondatore che porta avanti la sua opera.
Da unâannata con grande siccitĂ con temperature molte elevate che poi ha sorpreso al tempo stesso per le piogge di fine agosto, il clima è tornato ad avere una grande escursione termica tra il giorno e la notte e questo associato alla terra argillosa che è in grado di trattenere la minima quantitĂ di acqua, ha permesso alle piante di riattivarsi piĂš velocemente rispetto ad altre zone.
Due grandi famiglie olfattive descrivono questo calice, in questa fase piĂš giovanile, ovvero sensazioni agrumate che regalano freschezza alle quali si aggiungono quelle di frutta gialla (pesca, albicocca) e quelle leggere di frutta tropicale (banana, ananas). Il mondo floreale con i suoi fiori selvatici, con le note balsamiche come mentuccia, zafferano, tiglio accompagnano il frutto dominante.
Alla beva sapiditĂ , fragranza e croccantezza sono sempre avvolte da una sensazione di maggior rotonditĂ e da una piacevole voglia di ritornare ad un secondo sorso.
Citari âConchigliaâ 2022, Lugana On Tour Roma, foto di Cristina Santini
Citari âConchigliaâ 2022
Avviata nel 1975 da Francesco Gettuli, la Cantina si trova nel Comune di Desenzano del Garda, sotto la torre suggestiva di San Martino della Battaglia, terreni di conflitto della seconda guerra di Indipendenza in parte morenici, magri e piĂš sassosi che scendono verso lâargilla.
Un Vino dal giusto bilanciamento tra i due suoli, dal nome che deriva proprio dalle conchiglie fossili marine sedimentate tra le rocce e le pietre che il ghiacciaio ha portato fin qui.
Vinificato in acciaio con permanenza di sei mesi sulle fecce fini, regala un naso piÚ complesso ove ritornano le note agrumate, floreali, di frutta gialla, come pesca e albicocca, ma che al sorso ritrova questa forte mineralità , sapidità che rimane un marchio di fabbrica cosÏ indelebile che caratterizza fortemente questa Denominazione e in alcuni vini come questo può essere piÚ spiccata e di maggior eleganza. Uniforme nella sua bevibilità .
Cascina Le Presceglie, Luagana On Tour Roma, foto di Cristina Santini
Cascina Le Presceglie â Hamsaâ 2021
Lâagriturismo, di Cristina Bordignon, è situato a San Martino della Battaglia e costituito da un casale antico del 1805 circondato da 13,5 ha di vigne coltivate sulle argille bianche che hanno circa 35 anni di etĂ .
âHamsaâ è il nome nato dalla passione di Cristina per lo Yoga e per la mitologia indiana raffigurante il cigno bianco riportato in etichetta, simbolo di purezza e di regalitĂ , elementi comuni che ritroviamo gradevolmente nel suo calice di Lugana.
Uve frutto di una vendemmia bella, sana, di grande soddisfazione processate con una fase inusuale ovvero con il lavaggio e la disinfezione che ha permesso, dopo tante sperimentazioni e investimenti, di arrivare ad ottenere un vino piĂš salubre. Una parziale criomacerazione permette di mantenere inalterata piĂš possibile la freschezza ove torreggiano profumi di lime intenso, frutto della passione e a polpa bianca come pera, pesca. Uno spettro olfattivo aromatico ampissimo. Grande sapiditĂ e rotonditĂ che lo rendono speciale al palato, bevibile e replicante.
CĂ Maiol âMolinâ 2021, Lugana On Toru Roma, foto di Cristina Santini
CĂ Maiol âMolinâ 2021
Azienda agricola di Desenzano del Garda che ha fatto la storia della Denominazione, fa parte del Gruppo Vitivinicolo Santa Margherita, nata nel 1967 dal sogno di un imprenditore milanese, Walter Contato, fino al 2018 con il passaggio di consegne alla Famiglia Marzotto. 110 ha vitati situati intorno alla struttura su un terreno di natura calcarea, variamente stratificato ad argilla compatta.
Il Molin prende il nome dal vigneto posizionato accanto alla tenuta di 13 ha, con elevata presenza di viti molto vecchie, di circa 40 anni. Il raffreddamento in cella di parte delle uve prima della spremitura soffice, l’attenta vinificazione in acciaio e il prolungato affinamento sulla feccia fine, con in piĂš una piccola parte fermentata e maturata in legno (di piccole dimensioni e non di primo passaggio) permettono di ottenere un vino fresco, elegantemente aromatico e dal giusto equilibrio tra morbidezza e sapiditĂ .
Non un vino di stile ma territoriale, legato alla mano dellâuomo, dove ritroviamo i classici sentori di agrumi, frutta gialla e tropicale, ma anche una leggera nuance balsamica e una spiccata aciditĂ che rende lungo e godibile il suo sorso. Dinamico e longevo gioca su una chiusura di frutta croccante e una vivacitĂ di sapore a dettare il ritmo gustativo.
Montonale, Lugana On Tour Roma, foto di Cristina Santini
Montonale âOrestillaâ 2021
Tre fratelli alla conduzione della Cantina, giunti alla quarta generazione, Roberto Girelli enologo e Valentino Girelli agronomo si dividono i ruoli seguendo tutti i passaggi che dalla potatura portano il vino alla bottiglia finale.
Il termine Montonale deriva dal borgo dove è situata la struttura delimitata dai 35 ha di vigneto in un blocco unico considerato un Cru allâinterno del panorama Lugana. Lâobiettivo è interpretare al meglio, attraverso i vini, questo piccolo lembo di terra costituito da argille molte calcaree e minerali, elementi distintivi di questo territorio.
Orestilla, appellativo che deriva dal ritrovamento di un sarcofago dedicato allâomonima nobildonna romana, è il Cru allâinterno del Cru: due ettari che affondano le proprie radici nellâargilla particolarmente minerale che conferisce al vino una mineralitĂ ancora piĂš spiccata, addomesticata da un affinamento piĂš lungo di 2 anni, di cui il 30% avviene in botte grande di rovere piegata a vapore e 12 mesi in bottiglia.
TonalitĂ olfattive gustative piĂš accese per questo calice che colpisce per la sua elegante complessitĂ in un connubio di frutta tropicale e polpa gialla matura. Non porta mai a sensazioni eccessive che rischiano di annoiare e di indebolire la beva. Eâ unâesplosione sapidamente morbida che stupisce.
Caâ Lojera, Luagana On Tour Roma, foto di Cristina Santini
Caâ Lojera âRiserva del Lupoâ 2019
Ci troviamo a Sirmione per questa realtĂ di Ambra e Franco Tiraboschi nata nel 1992 dalla scelta o meglio dalla sfida in un momento difficile in cui lâuva destinata a Lugana non era richiesta o scarsamente pagata. I 18 ettari di Turbiana sono dislocati intorno al corpo su argille bianche e due ettari in collina morenica dedicati a Chardonnay, Merlot e Cabernet.
Nel calice questa volta abbiamo unâinterpretazione che introduce unâannata piĂš lontana ottenuta attraverso una vendemmia tardiva con botrytis nobile che ha portato ad una surmaturazione delle uve. Aspettativa confermata da una bellissima evoluzione e una specifica identitĂ che si presenta al naso con nette sensazioni tropicali mature, frutta sotto spirito, una freschezza invidiabile e una beva che gli dĂ una immediatezza straordinaria.
Dalla texture unica, di forte personalitĂ si allunga nella sua morbidezza e fragranza di frutto che emoziona.
Perla del Garda, Lugana On Tour Roma, foto di Cristina Santini
Perla del Garda âRiserva Madre Perlaâ 2018
Situata in collina morenica con vista su Sirmione, la cosiddetta Perla del Garda, lâazienda nasce nel 2006 da una famiglia che ha sempre venduto le uve fino al giorno in cui Giovanna Prandini e il fratello hanno scelto di fondare una propria cantina rendendosi conto del grande potenziale produttivo a disposizione, ad altitudini piĂš elevate e coltivato per di piĂš su un terreno piĂš sassoso calcareo rispetto alle zone pianeggianti.
Il Madre Perla nasce da un esperimento felice e premiato, affinato 24 mesi sui lieviti con lavoro di batonnage in vasca di acciaio sin dal primo anno. Nel corso del tempo si è cercato di capire questa permanenza sui lieviti quale complessitĂ potesse esprimere nel vino a differenza dellâaffinamento in legno.
Una singola vigna situata nella parte bassa della collina molto sassosa viene dedicata a questo vino, lavorato in riduzione, che non ha il colore del tempo e lâespressione classica del frutto ma esprime verticalitĂ e una sfumatura tenue nonostante lâannata.
Certamente piacevole ma che indubbiamente possa arrivare ad unâarmonia ancora maggiore. Cinque anni che dimostrano la sua grande longevitĂ .
Cantina Bulgarini, Lugana On Tour Roma, foto di Cristina Santini
Cantina Bulgarini âSuperiore CĂ Vaibòâ 2016
Fausto e Virginia Bulgarini si trovano a Pozzolengo e rappresentano un’importante realtĂ del territorio nata nel 1930, un esempio di generazioni che convivono bene tra di loro.
Nei suoi 50 ha di vigneti, con la vendemmia manuale, la selezione dei grappoli migliori, lâappassimento. lâinvecchiamento e lâaffinamento in legno, valorizzano lâOro della Lugana.
Qui viene usata la tecnica dellâappassimento in cassetta per andare a generare quella leggera surmaturazione con lâutilizzo sapiente del legno. Una parte del vino infatti viene realizzata in botte di rovere francese per circa dodici mesi dove avviene anche la fermentazione malolattica.
Siamo su sensazioni piĂš evolute al naso sia fruttate sia floreali, con una beva armoniosa, rotonda, morbida, che evidenzia note di vaniglia, frutta tropicale matura, tabacco fresco da pipa e unâaciditĂ ad ampio spettro su tutto il palato.
I Vini in degustazione Lugana On Tour Roma, foto di Cristina Santini
Una delle chiavi di successo del Lugana, forse la piÚ importante, è data proprio dalle diverse interpretazioni di un vino che, pur rispettando quella che è la natura, la matrice del proprio territorio, sfruttando tutte le sfaccettature di una terra unica, portano ad un concetto fondamentale che per comprenderne il valore dobbiamo necessariamente conoscere la sua genesi, i legami con la sua terra e quello che può essere lo stile produttivo.
La nostra inviata e redattrice Cristina Santini a Lugana On Tour Roma
La denominazione gardesana si è dimostrata in continua crescita negli ultimi anni, soprattutto dal 2021, anno che entrerĂ
negli annali per la crescita del Lugana da sempre vocato allâexport, a dimostrazione del prezioso lavoro compiuto dal Consorzio e dalle Aziende che continuano a farsi conoscere, a farsi promotori del territorio e pronti per unâaccoglienza autentica.
Una giornata en plein air nella cantina di Santa Cristina Gela alle porte di Palermo con visite in cantina, masterclass, degustazioni di vino, cibo e musica live.
Cantine Aperte 2023 a Baglio di Pianetto, assaggi e cultura, locandina da comunicato stampa
Mancano pochi giorni allâevento di primavera piĂš amato dai winelovers e sarĂ di nuovo festa ed allegria a Baglio di Pianetto, per Cantine Aperte – lâappuntamento nazionale organizzato dal Movimento del Turismo del Vino, che inaugura la stagione enoturistica.
La data da segnare in agenda per tutti gli amanti del vino è domenica 28 maggio, dalle 10 alle 18, quando saranno aperte le porte della Tenuta Pianetto e della cantina di Santa Cristina Gela, a pochi chilometri da Palermo.
Attimi degustativi di cantine aperte edizioni passate, foto da comunicato stampa
Una domenica in campagna da trascorrere immersi nella natura: visite della cantina e degustazioni di una vasta selezione delle etichette aziendali saranno gli ingredienti di una festa dedicata al vino e al cibo della tradizione locale.
Per partecipare a Cantine Aperte è necessaria la prenotazione sul sito www.bagliodipianetto.it.
Le visite prenderanno il via a partire dalle 10:00 del mattino, con turni di mezzâora. Si inizia dal punto di accoglienza posto all’ingresso della cantina da dove gli ospiti potranno ammirare i vigneti coltivati in regime di agricoltura biologica percorrendo il viale che li condurrĂ allâarea di conferimento delle uve.
A questo punto gli enoturisti si troveranno nel punto piĂš alto della cantina e potranno scoprire i segreti e i vantaggi qualitativi del processo di conferimento e vinificazione in verticale. Subito dopo si andrĂ verso il cuore della dellâarea produttiva per essere accolti nellâatmosfera della barricaia proprio lĂŹ dove il vino viene custodito in botti di rovere nell’attesa di raggiungere lâaffinamento perfetto.
Quercia vigneti Santa Cristina Gela, Baglio di Pianetto, Cantine Aperte 2023, foto da comunicato stampa
Visto il successo della scorsa edizione nel corso della giornata gli enologi dellâazienda guideranno i winelovers alla scoperta dei vini Baglio di Pianetto e delle loro declinazioni sorprendenti attraverso due Masterclass: âLe quattro espressioni dellâInsolia Baglio di Pianettoâ, in programma alle ore 11 e âGli autoctoni di Sicilia: declinazioni di Grillo e Nero dâAvolaâ , in programma alle ore 12.15. entrambe con posti limitati.
AI banchi di assaggio, invece, saranno serviti una selezione dei vini delle collezioni Baglio di Pianetto: dai Monovarietali Bio, sino ai Classici & Innovativi Bio e alla novitĂ del 2023: il Murriali Frizzante. Ma lâesperienza sensoriale si aprirĂ anche alle chicche: la Riserva Viafrancia Bianco 2021 e il Moscato di Noto Raâis Essenza 2016.
Tenuta Baglio di Pianetto con le sue vigne, Cantine Aperte 2023, foto da comunicato stampa
Le degustazioni saranno integrate da assaggi di eccellenze gastronomiche dello street food palermitano, a cura dello chef Giovanni Rizzo, con tutte le sue declinazioni salate e dolci: dai paninetti con le panelle e la milza sino alle arancine per concludersi con il Cannolo di Santa Cristina Gela del premiato Bar Biscari. Inoltre tutta la giornata sarĂ scandita dalla musica dal vivo di Daniel Sax e del Dj palermitano Marco La Licata.
Per partecipare allâevento è necessario acquistare il biglietto dâingesso online.
Ticket di ingresso: da 34 ⏠+ 5 ⏠cauzione calice.
Vini rosa, la fortuna di apprezzare un vino versatile per tipologia.
Di Carol Agostini
In previsione del Concorso enologico nazionale dedicato ai vini rosa che si terrĂ in piĂš sessioni tra maggio e giugno vi voglio trasmettere alcuni dati su questa tipologia di vino:
Il consumo di vino rosĂŠ, o rosato o rosanel mondo è aumentato del 20% in meno di ventâanni: Una bottiglia su dieci bevuta sul mercato globale dei vini fermi è un vino rosato (rosa). LâHuffington post ha evidenziato come lâapproccio a questo vino sia cambiato con lâhashtag â#rosĂŠallyearâ.
Concorso Enologico Nazionale dedicato ai Vini Rosa, foto di Carol Agostini
Tuttavia, lo scenario è piĂš articolato di quanto sembri, soprattutto per lâItalia dove il consumo è ancora basso ma la richiesta internazionale interessante.
Rosa Rosati RosĂŠ la Guida al Bere Rosa, copertina della Guida di Renato Rovetta
LâOsservatorio mondiale dei vini rosĂŠ ha pubblicato la relazione annuale 2021 che analizza i dati pre-pandemia. Nel 2019 il consumo di rosĂŠ ha raggiunto i 23,6 milioni di ettolitri, rispetto al 2018 si registra un calo. Tuttavia, rispetto al 2002 i dati evidenziano una crescita del 20%. Il rosĂŠ si prende una quota del 10,5% dei consumi sul mercato dei vini fermi. I principali paesi consumatori sono Francia (35%), Stati Uniti (15%) e Germania (7%). LâItalia si piazza al 19° posto.
Logo, Rosa Rosati Rosè La Guida del Bere Rosa di Renato Rovetta
Per quanto riguarda la produzione, i dati globali rimangono piĂš o meno stabili dal 2002 al 2019. I principali paesi produttori sono Francia, Stati Uniti, Spagna e Italia. La produzione italiana arriva a 2,2 milioni di ettolitri. Se si considerano i dati dellâexport, la situazione cambia ancora. La Spagna guida la classifica per le esportazioni in volume con il 41% del totale. Seguono lâItalia (15%) e la Francia (14%). Se si considera invece il valore delle esportazioni, la Francia si conferma leader di mercato con il 34%, ma lâItalia è al secondo posto con il 21%.
I vini italiani rosĂŠ si stanno imponendo allâattenzione non solo dei consumatori ma anche degli esperti di settore. A testimoniarlo i risultati del Concours Mondial de Bruxelles â Selezione RosĂŠ: tra i premiati spiccano le 64 medaglie conquistate dai vini rosati italiani. I giudici selezionati per valutare le etichette in concorso tratteggiano le tendenze del mercato mondiale dei vini rosĂŠ: il fenomeno è in ascesa e i consumatori scelgono i rosati soprattutto per celebrare un evento particolare o per accompagnare momenti conviviali.
Renato Rovetta ideatore del concorso e della guida assieme ad alcuni giurati: Christine Collins, Carol Agostini, Daniele Raspini, Roberto Mattozzi
La connotazione territoriale assume un valore specifico anche nel mercato dei vini rosati. Lo sanno bene i promotori di Rosautoctono, lâIstituto del Vino Rosa Autoctono Italiano nato nel 2019 per diffondere la cultura e la conoscenza del rosĂŠ italiano a livello nazionale e internazionale. Il progetto riunisce sei consorzi di tutela con lâobiettivo di coordinare iniziative di promozione e risorse.
In sintesi, i rosĂŠ italiani si confermano una scelta apprezzata dai consumatori sul mercato mondiale e il prezzo delle singole bottiglie aumenta di pari passo con il riconoscimento della qualitĂ delle etichette.
Renato Rovetta durante il concorso, foto di Carol Agostini
LâOsservatorio Mondiale dei Vini RosĂŠ, ha documentato come nel 2018 una bottiglia di vini su dieci è rosa, giĂ allora questa tipologia ha iniziato la sua ripresa con un aumento del 31% della produzione annuale.
In testa per consumi ed ettolitri prodotti troviamo la Francia, dove il rosa rappresenta una istituzione, a seguire nella classifica dei Paesi produttori, Italia (4.5 milioni di hl), Usa e Spagna (3.8 milioni ciascuno), che insieme alla Francia fanno il 74% della produzione.
Ha invece smesso di pensare in rosa il Portogallo, che esce dalla top ten dei produttori di rosa a livello internazionale in favore della Romania. Questâultima, insieme ad Austria, Ungheria, Svizzera e Moldavia costituiscono lâavamposto del rosato mitteleuropeo che, solo dagli ultimi dieci anni, ha attestato percentuali in attivo incredibili: dal +60% al +180%.
Renato Rovetta ideatore concorso e guida con alcuni giurati
Lâattenzione verso il vino rosa aumenta soprattutto nei poli dâattrazione di fascia alta, come Germania e Regno Unito, da sempre legati al consumo di vitigni a bacca bianca. Paesi che, piĂš di altri, hanno abbracciato lâingresso sul mercato degli spumanti italiani in modo entusiasta e sono, per questo, lungimiranti verso scoperte di novitĂ vitivinicole.
PiĂš in generale, per ciò che concerne i Paesi Terzi, il mercato dei rosa è ancora tutto da costruire.Segue il resto del mondo, con Cile e Sud Africa che hanno rispettivamente raddoppiato e quadruplicato i volumi di produzione in pochi anni di vini rosa.Per quanto riguarda i volumi esportativi, il primo Paese è invece lâIalia (36%), seguita da Spagna (26%), Francia (14%) e Usa (10%).
Il rosato costituisce da sempre un secondo vino di bandiera in alcuni territori italiani (come nel caso del Chiaretto di Bardolino, Cerasuolo D’Abruzzo o dei vini rosati in Puglia) ma negli ultimi anni altre zone produttive hanno risvegliato l’interesse verso la tipologia.
Alcuni bottiglie selezionate per il concorso Rosa,Rosati RosĂŠ la Guida al Bere Rosa
A tal proposito a Verona è stato costituito il primo gruppo di Consorzi racchiusi nellâ Istituto Rosautoctono, per la valorizzazione del rosato italiano, dopo la coscienza sulle potenzialitĂ di questa tipologia, che rappresenta una buona opportunitĂ economica, ma soprattutto unâoccasione per abbattere gli ultimi stereotipi ancora esistenti allâinterno di un settore, oggi completamente aperto allâinnovazione.
Ancora adesso si sente dire: âvino da donneâ, âvino di avanzoâ, âmiscuglio di vino bianco e vino rosso di bassa qualitĂ â e tanto altro, invece il vino rosa è capace di stravolgere i pregiudizi, i paradigmi, aprendo al pubblico un modo nuovo di bere, di avvicinarsi al settore vinicolo, alla sperimentazione e all’autenticitĂ di prodotti e territori diversi che credono in questa tipologia, alla sostenibilitĂ che sempre piĂš è vicina alle richieste di mercato.
E non solo…cinque anni fa in Italia un’altra figura di settore si prende a cuore i vini rosa e decide di creare la Prima Guida italiana tutta dedicata a questa tipologia cosĂŹ versatile. (dati raccolti da diverse fonti online pubbliche risalenti al 2021)
Programma Concorso Enologico Nazionale dedicato ai vini rosa:
PROGRAMMA 21 / 22 / 23 Maggio 2023
Domenica 21 Maggio
Arrivo dei Membri della Giuria H 17.00 in LocalitĂ Piazza Mercato Lovere Bg
I membri della Giuria che giĂ conoscono lâHotel B&B âVulcano Villageâ a Castro Lago dâIseo
potranno raggiungerlo direttamente, gli altri saranno accompagnati da un servizio Navetta.
H 20.00 Ristorante Al Guelfo – Cena della Tradizione Bergamasca
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LunedĂŹ 22 Maggio
H 9.00 Arrivo Ristorante Al Guelfo
H 9.30 Inizio Degustazione
H 11.30 Coffie-Break (15 Minuti )
H 13.30 Pranzo â Light-Lunch
Al termine del pranzo i giurati avranno il pomeriggio libero,
oppure la possibilitĂ di visitare in Franciacorta lâAzienda âLa Fioritaâ
MartedĂŹ 23 Maggio
H 9.00 Arrivo Ristorante Al Guelfo
H 9.30 Inizio Degustazione
H 11.30 Coffie-Break ( 15 Minuti )
H 13.30 Pranzo â Light-Lunch
Buona commissione a tutti i giurati tra cui ci sono anch’io per la mia quarta presenza di seguito, buon lavoro! Carol Agostini
Terre dâOltrepò presenta la nuova linea di La Versa e i vini della Viticoltori in Broni, la cooperativa lombarda punta sulle bollicine che hanno fatto la storia del Metodo Classico
Redazione
Terre dâOltrepò, la piĂš grande realtĂ cooperativa lombarda con sede a Broni, che raggruppa circa 800 soci in tutto lâOltrepò e tre cantine a Casteggio, a Broni e Santa Maria della Versa, parteciperĂ a Vinitaly 2023 (PalaExpo Lombardia D11) con due importanti novitĂ .
Terre dâOltrepò presenta la nuova linea di La Versa 2019, logo da comunicato stampa
LunedĂŹ 3 aprile alle 17 presso lo stand della cooperativa la nuova linea di La Versa sarĂ protagonista di un aperitivo per raccontare le bollicine che hanno fatto la storia del Metodo Classico. In piĂš di cento anni di produzione, La Versa è rimasta fedele allâidea originaria del suo fondatore, Cesare Gustavo Faravelli, che il 21 maggio 1905 decise, con i primi ventidue soci, di produrre vini di ottima qualitĂ , capaci di esprimere al meglio le caratteristiche delle migliori uve del suo territorio natale.
Punto vendita, articolo: Terre dâOltrepò presenta la nuova linea di La Versa 2019, foto da sito
La Versa è, oggi, un brand riconosciuto e premiato a livello internazionale (Decanter Wine Awards, Slow Wine, Gambero Rosso e nel 2019 âMiglior azienda vitivinicola dellâOltrepò paveseâ da parte di Vinitaly). La sua vocazione nella spumantistica trae forza dal suo prestigioso passato: La Versa è stato di fatto il primo Millesimato italiano, brand riconosciuto e proposto in tutte le migliori tavole della ristorazione mondiale.
Oggi un nuovo âvestitoâ ne esalta ancora di piĂš il valore in relazione a diversi fattori: lâunicitĂ del territorio di provenienza e del suo modo di intendere il vino: lâOltrepò pavese. Un passato che implica esperienza e tradizione nel campo della spumatistica italiana; un legame con il mondo dellâeccellenza italiana e il âsaper fareâ tipico del Made in Italy.
Il territorio, articolo: Terre dâOltrepò presenta la nuova linea di La Versa 2019, foto da sito
Lâaltra importante novità è la linea di vini di Viticoltori in Broni. Con oltre 600 soci conferitori, è il marchio dedicato ai consumatori della moderna distribuzione italiana ed internazionale, nato per offrire la piĂš autentica espressione della viticoltura dellâOltrepò Pavese con una gamma completa di vini fermi e frizzanti DOC prodotti con cura, passione e competenza.
âPer Terre dâOltrepò fare vino è una missione. Parte da questo concetto il nostro modo di lavorare, altamente vocato alla sostenibilitĂ ambientale e allâeccellenza. Una cantina cooperativa deve essere il punto di riferimento enologico, storico e sociale. LâOltrepò Pavese è una grande ricchezza da salvaguardare e da promuovere attraverso i suoi vini, capaci di esprimere lâessenza del terroirâ spiega il presidente Lorenzo Callegari.
Terre dâOltrepò presenta la nuova linea di La Versa 2019, locandina da comunicato stampa
Chi siamo
Terre dâOltrepò nasce il 1 luglio 2008 a seguito dellâAtto di fusione tra la Cantina Sociale Intercomunale di Broni nata nel 1960 e la Cantina di Casteggio nata nel 1907. Due storiche realtĂ vitivinicole che hanno fatto una scelta ben precisa, quella di guardare al futuro rimettendosi in gioco sotto il marchio cappello di Terre dâOltrepò. Oggi realtĂ che ne tramanda tradizioni e storicitĂ . Questa fusione ha originato la piĂš importante realtĂ vitivinicola di tutto lâOltrepò Pavese e dellâItalia Nord-Occidentale.
Lâultimo importante cambiamento, in ordine cronologico, è datato fine 2019 quanto La Versa torna ad essere un bene dellâOltrepò Pavese grazie allâacquisizione totale del brand da parte di Terre dâOltrepò.
Informazioni
3 CANTINE sul territorio (Casteggio, Broni, S.Maria della Versa)
3 WINE POINT (Casteggio, Broni, S.Maria della Versa)
35 MILIONI DI FATTURATO
65 DIPENDENTI
450-500 MILA Q.li di uva conferita
610 SOCI
65% della totalità delle uve prodotte in Oltrepò
Terre dâOltrepò S.C.A.P.A.
Sede Amministrativa: Via Sansaluto, 81 â 27043 Broni (PV)
Sono tredici le cantine premiate nel corso del contest WineCup 2023 organizzato dalla redazione di RossoRubino.tv in collaborazione con Thewinelinker.it.
WineCup 2023 RossoRubino TV, le 13 cantine vincitrici, icona da comunicato stampa
Il Chianti Classico, la Vernaccia di San Gimignano ed il Morellino di Scansano sono i tre consorzi di tutela che hanno aderito alla prima edizione del contest.
Eâ giunta al termine la prima edizione del contest WineCup organizzato dalla redazione di RossoRubino.tv e da Thewinelinker.it, le 13 cantine vincitrici sono state premiate al termine dellâultima edizione di Anteprime di Toscana.
Milko Chilleri e Sara Cintelli organizzatori del contest WineCup 2023, foto da comunicato stampa
Tre i consorzi di tutela coinvolti, il Chianti Classico con la tipologia Gran Selezione 2019, la Vernaccia di San Gimignano con la Riserva 2019 ed il Morellino di Scansano con le versioni annata e riserva 2019. Per ogni tipologia di vino è previsto un vincitore assoluto e tre menzioni speciali: miglior vino rapporto qualità prezzo, migliore etichetta grafica, miglior vino gastronomico.
Podere Castellinuzza con Milko Chilleri e Sara Cintelli, WineCup 2023, foto da comunicato stampa
Ogni vino è stato sottoposto a una degustazione alla cieca, seguendo un metodo di valutazione legato alla consistenza, integrità , equilibrio e tipicità del campione stesso, la valutazione dei vini presentati è quindi orientata sulle qualità organolettiche.
Ecco i vincitori della WineCup edizione 2023:
Chianti Classico Gran Selezione 2019
Vincitore assoluto: Castello di Meleto – 97 punti
Miglior vino rapporto qualitĂ prezzo: Terreno, A Sofia – 96 punti
Migliore etichetta grafica: Podere Castellinuzza, Vecchie Vigne – 94 punti
Miglior vino gastronomico: Riecine – 96 punti
Castello di Meleto con Milko Chilleri e Sara Cintelli WineCup 2023, foto da comunicato stampa
Vernaccia di San Gimignano Riserva 2019
Vincitore assoluto: Palagetto 95 punti
Miglior vino rapporto qualitĂ prezzo: Guicciardini Strozzi 95 punti
Miglior vino gastronomico: Fornacelle, Fiora 94 punti
Migliore etichetta grafica: Il Palagione, Lyra 93 punti
Migliore etichetta grafica: Teruzzi, SantâElena 93 punti
Palagetto con Milko Chilleri e Sara Cintelli WineCup 2023, foto da comunicato stampa
Morellino di Scansano annata e riserva 2019
Vincitore assoluto: La Selva, Colli dellâUccellina 94 punti
Miglior vino rapporto qualitĂ prezzo: Bruni, Laire con 92 punti
Miglior vino gastronomico: Conte Guicciardini, Massi di Mandorlaia 91 punti
Migliore etichetta grafica: Mantellassi 91 punti
Conte Guicciardini con Milko Chilleri e Sara Cintelli, WineCup 2023, foto da comunicato stampa
âSi tratta di un percorso che punta a valorizzare lâattivitĂ delle aziende vitivinicole del nostro territorioâ â dichiarano Milko Chilleri e Sara Cintelli, organizzatori del contest â âper noi è stata una grande soddisfazione poterci confrontare con realtĂ e prodotti che si caratterizzano per clima, territorio e tecniche produttive.
Dagli assaggi è emersa ancora una volta, un’eccellenza sempre piĂš elevata con grandi diversitĂ di vitigni che si traducono nel bicchiere in vini dai sapori unici. Le schede produttori della WineCup come per la Guida Vini sono consultabili gratuitamente sul sito RossoRubino.tv, due strumenti che permettono di leggere e approfondire le caratteristiche organolettiche di un vino in modo semplice e chiaro.â
Podere Terreno con Milko Chilleri e Sara Cintelli, WineCup 2023, foto da comunicato stampa
Tutti i risultati sono fruibili attraverso questi link:
Chianti Classico Gran Selezione 2019
Vernaccia di San Gimignano Riserva 2019
Morellino di Scansano annata e riserva 2019
gli organizzatori stanno giĂ lavorando allâedizione 2024, che coinvolgerĂ anche altre importanti denominazioni italiane
Fornacelle con Milko Chilleri e Sara Cintelli, WineCup 2023, foto da comunicato stampa
IL CONSORZIO DEL VINO VERNACCIA DI SAN GIMIGNANO IN TRASFERTA A PROWEIN 2023
Redazione
Il Consorzio vino Vernaccia di San Gimignano parteciperĂ anche quest’anno dal 19 al 21 marzo a PROWEIN 2023 al padiglione 16 Stand A71, per promuovere i vini della denominazione, con uno spazio dedicato a degustazioni ed eventi pensati per gli operatori e la stampa di settore.
Prowein 2023 e il Consorzio del vino Vernaccia di San Gimignano, foto da comunicato stampa
In assaggio 53 vini di 27 aziende consorziate.
Questo il programma delle masterclass a ingresso gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili:
LunedĂŹ 20 marzo – 11.00 hall 13 F80
Vernaccia di San Gimignano DOCG: Annata e Riserva
Conduce Markus Del Monego – Master of wine
Degustazione di 6 vini Vernaccia di San Gimignano
Modera Ulrich Kohlmann
Logo del consorzio, articolo: Prowein 2023 e il Consorzio del vino Vernaccia di San Gimignano, foto da comunicato stampa
MartedĂŹ 21 marzo – 11.00 hall 13 F80
Il vino Vernaccia di San Gimignano DOCG:
il bianco dalla lunga vita.
Conduce Othmar kiem
Degustazione di 6 vecchie annate di Vernaccia di San Gimignano
Modera Ulrich Kohlmann